Aneurisma: bambina salvata ad Ancona mentre nasce il fratellino

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All’ospedale pediatrico “Salesi” di Ancona è stata eseguita una rara e delicata operazione di neurochirurgia per rimuovere un aneurisma gigante su di una bambina di 9 anni mentre nasceva il suo fratellino.

Come si apprende da “Il Resto del Carlino”, mentre il piccolo era ai primi vagiti in braccio alla mamma, la sorella più grande si apprestava ad entrare in sala operatoria. Una condizione particolarmente difficile per la donna, da una parte raggiante per la nascita del figlio e dall’altra in ansia per le sorti della figlia più grande. Alla fine è arrivato un meraviglioso lieto fine: l’intervento chirurgico, effettuato lunedì scorso dal team di neurochirurgia pediatrica degli ‘Ospedali Riuniti’, guidata dal dottor Roberto Trignani, è perfettamente riuscito e la bambina, che chiameremo Sofia, sta bene.

Le precauzioni, tuttavia, dopo un’operazione simile e a così breve distanza sono d’obbligo: “Assolutamente, ma è giusto ricordare che già giovedì la bambina camminava lungo il corridoio del reparto – sottolinea il dottor Trignani -. Il lato umano su questo caso clinico è stato molto importante e sentito proprio per la concomitanza dei due eventi. Diciamo che il neonato ha svolto la funzione di angelo custode per la sorella, mentre per noi è diventata un’autentica mascotte”. Il problema clinico della bambina, residente con la famiglia in un comune del Senigalliese nell’alta Valle del Misa, è emerso a seguito di una crisi epilettica.

La tac prima e la risonanza magnetica poi a cui è stata sottoposta ha fatto emergere una consistente massa nel cervello. Un aneurisma trombizzato, una malformazione vascolare molto rara nei bambini e quindi un vero e proprio caso da letteratura scientifica: “Negli adulti si può intervenire con altri metodi endovascolari, ma in questo caso i radiologi interventisti non lo hanno ritenuto fattibile _ inizia a spiegare l’intervento il primario della divisione di neurochirurgia cercando le terminologie più semplici possibili _. Se lo dicono loro che rappresentano il top significa che non si poteva proprio fare, quindi abbiamo dovuto procedere per via chirurgica. In pratica abbiamo dovuto applicare una clip, una specie di molletta per escludere la parte malformata, la sacca originata, per non chiudere l’arteria, occlusa per il 90% proprio dal trombo. Ecco, la molletta è stata posta proprio tra l’arteria e la sacca, ma mancava la superficie, la ‘stoffa’ come diciamo noi in gergo clinico, dove agganciarci a causa del trombo. Abbiamo dovuto aprire la sacca, svuotarla dal trombo attraverso una sorta di esplosione e subito rimettere la clip per evitare emorragie. Per usare una metafora militare, è come una bomba di sangue che deve essere agevolata a scoppiare per sgonfiarsi, ma con un controllo deciso per evitare che esca troppo sangue e si possa ricostruire l’anatomia dei vasi”.

Trignani e la sua équipe non sono nuovi ad interventi così delicati, eppure quello appena raccontato è stato un caso davvero molto delicato e complesso, con ogni passaggio studiato e ristudiato. A breve sarà redatto un documento per la descrizione scientifica. Trignani è il coordinatore dell’unità multidisciplinare: “Senza i miei collaboratori e gli esperti di altre discipline tutto ciò non sarebbe neppure immaginabile _ ci tiene a dire Roberto Trignani _. Oltre ai dottori Michele Luzi e Roberta Benigni, vorrei ringraziare il primario del reparto di anestesia e rianimazione pediatrica, il dottor Alessandro Simonini, la dottoressa Carla Marini a capo della neuropsichiatria infantile, i tecnici di neuro fisiopatologia Vasco Durazzi e Silvia Bonifazi, e i neuroradiologi, il professor Gabriele Polonara e Luana Regnicolo.