La scarcerazione di Jacques Moretti nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana, avvenuta la notte del primo gennaio 2026 ha suscitato rabbia e indignazione in tutti gli Italiani ed Γ¨ l’ennesimo oltraggio alla memoria dei ragazzi morti nell’incendio e alle loro famiglie. Purtroppo perΓ² il sistema giuridico svizzero, che definire garantista Γ¨ dire poco, prevede il rilascio dell’accusato dietro pagamento di una cauzione, ben 200.000 franchi, sborsati da un anonimo imprenditore, amico di Moretti.
E a nulla Γ¨ valso il richiamo in Italia dell’ambasciatore svizzero e la nota di sdegno della Presidente Meloni inviata al Presidente della Confederazione Elvetica Guy Parmelin, che si Γ¨ affrettato a rifiutare qualsiasi collaborazione con la giustizia italiana, ribadendo la diversitΓ del loro sistema giuridico, dove il potere politico e quello giudiziario sono nettamente separati.
Per questo Giorgia Meloni ha invocato la costituzione di una squadra investigativa comune, che utilizzi le competenze e la professionalitΓ degli inquirenti italiani per far luce sulla vicenda.
Sembra dunque questa la strada percorsa dai magistrati svizzeri, una strada che delinea un’indagine nebulosa, piena di lacune, a tratti surreale dove non sono state disposte le autopsie sulle vittime, dove imputato, sindaco e giudici sono amici di vecchia data, dove l’arresto di Jacques Moretti Γ¨ avvenuto ben 9 giorni dopo la tragedia, tempo sufficientemente lungo per attuare un vero e proprio inquinamento probatorio.
In tutta questa superficialitΓ investigativa ci sono perΓ² 40 morti, di cui 6 giovanissimi italiani e ci sono altrettante famiglie che aspettano e meritano giustizia. Ma ci sono anche altri 10 italiani ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano e uno a Zurigo, ritenuto non trasportabile, che hanno ustioni su quasi tutto il corpo e che quando saranno dimessi dovranno fare i conti con corpi bruciati, volti sfigurati, pelle e capelli donati e abituarsi ad una vita completamente diversa da quella che conducevano prima di quel capodanno.
E questo perchΓ© nulla nel locale Les Constellations, di proprietΓ dei coniugi Moretti, era a norma: dagli arredi ai pannelli fonoassorbenti, scelti di materiale infiammabile per risparmiare, fino ai lavori di ristrutturazione che avevano ridotto la scala di uscita, per aumentare la capienza del locale che, ricordiamolo, era un bar e non era adibito a discoteca.
Tutto sembra ricondurre all’interesse economico, le stesse uscite di emergenza erano chiuse a chiave quella maledetta sera per evitare che entrassero ragazzi non paganti e che, se Γ¨ aperte, avrebbero consentito un’agile via di fuga a chi invece Γ¨ rimasto intrappolato in quell’inferno di fuoco e fiamme.
Il locale non veniva controllato dal 2020 e guarda caso i controlli spettavano al Comune di Crans, che ora sembra appoggiare i coniugi Moretti e avallare la tesi della tragedia che non si poteva prevedere.
La leggerezza di portare in alto le bottiglie di champagne con dentro le candele accese Γ¨ stata la scintilla che ha scatenato l’incendio, ma non la causa principale, lΓ¬ dove nulla era a norma e nessuno dei dipendenti era formato per gestire un’emergenza o far uscire la folla in caso di incendio.
I partecipanti alla festa di capodanno sono morti intrappolati, bruciati o intossicati in una trappola costruita da chi su di loro voleva solo una cosa: lucrare, guadagnare, monetizzare.
E allora perchΓ© rilasciare Jacques Moretti, costringendolo solo all’obbligo di firma, quando la procura del Canton Vallese aveva notificato nell’accusa che ci fosse pericolo di fuga?
Ora il pericolo di fuga sembra cessato, ma nel frattempo sono spariti i documenti del locale che avrebbero potuto dimostrarne la non agibilitΓ ed eventualmente imputare il Comune di Crans-Montana che doveva eseguire i controlli.
200.000 franchi per 40 morti!
Ma quanto vale la vita umana?
Quanto valgono i sogni, le speranze dei 6 ragazzi italiani infranti e bruciati in quella notte per mano di due malfattori che la procura Svizzera del Canton Vallese ha rilasciato con così grande facilità ?
Cos’altro devono subire i genitori delle vittime, oltre alla perdita del proprio figlio, oltre ai commenti indegni e disdicevoli da parte di chi ha cercato di colpevolizzare quei ragazzi solo per il semplice fatto di essere andati lΓ¬ a divertirsi, dando loro degli incoscienti, degli irresponsabili, “colpevoli” di non essere scappati subito, di avere continuato a filmare e di non aver capito immediatamente il reale pericolo che correvano.
Ci sono voluti fior di psicologi per spiegare che a quell’etΓ la corteccia prefrontale, sede della logica e del ragionamento, non Γ¨ ancora del tutto sviluppata, motivo per cui i giovani spesso sottovalutano i pericoli.
Ma chi sentenzia, chi condanna, chi emette giudizi facili dietro la tastiera di un telefono spesso dimentica di essere stato a sua volta giovane e di essersi sentito invincibile, almeno per una notte.
I ragazzi hanno fatto i ragazzi, si sono divertiti, hanno ballato, probabilmente hanno anche bevuto perchΓ© si fidavano degli adulti che hanno organizzato quella festa e si sono fidati fino all’ultimo istante, sperando che qualcuno intervenisse per farli uscire e mettersi in salvo.
Siamo noi adulti che dovevamo proteggerli, era nostro dovere permetterli di scappare e salvarsi la vita!
