Covid, bimbo di 8 anni salvato al Sant’Orsola

Covid, bimbo di 8 anni salvato al Sant'Orsola

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In foto Cesare e la sua famiglia

“Non giudico nessuno, anche io pensavo che il Covid fosse lontano da noi. Ma mi sento di dire attenti, questo virus può colpire i bambini, le famiglie sane e giovani. E noi ne siamo la prova’.

La storia di Cesare, che ha lottato per la vita. La mamma Michela: “Ringrazio i sanitari, a loro devo tutto” e aggiunge:
 “Non abbiamo mai sottovalutato il Covid e abbiamo seguito le regole pensando che, se anche fosse entrato in casa nostra, avremmo dovuto combatterlo come una brutta influenza. Invece stava per portarsi via il mio Cesare, che non ha nemmeno 9 anni”. 
Michela Orsini, 42 anni, fa l’insegnante a Modena ed è mamma di due bambini. Il 5 novembre, dopo uno screening scolastico, il maggiore, Cesare, risulta positivo. Siccome anche lei accusa mal di testa e un po’ di nausea, si sottopone a tampone e scopre di essere contagiata; tutta la famiglia entra in quarantena. Michela continua il suo racconto:”per i primi 20 giorni, nessun problema. Poi iniziano i guai.
Il tampone positivo è arrivato il 5 novembre, il 19 abbiamo fatto il secondo: mio figlio è risultato negativo e io ancora positiva. Per rispettare la quarantena, fino al 27 dovevamo stare a casa. Avevamo solo un po’ di mal di testa e nausea, ma di fatto è stata una vacanza di Natale in anticipo. Facevamo i biscotti, giocavamo alla Wii, guardavamo l Era glaciale.
Dopo venti giorni, a Cesare è salita la febbre improvvisamente a 40 e mezzo. Ma il tampone era negativo. Il mio compagno, sempre negativo, lo ha portato in pronto soccorso: tampone negativo e rimandato a casa.
Il tampone era negativo perché il virus aveva lasciato il suo corpo, ma l’organismo doveva combattere con una infiammazione da lui provocata.
A quel punto, dopo che l’antibiotico prescritto non aveva abbassato la febbre, sono andata io in pronto soccorso a Modena, dove una dottoressa si è insospettita. Ha guardato le mani di Cesare, piene di puntini rossi. Dagli esami del sangue i valori risultavano sballati e l’ennesimo tampone era leggermente positivo. Il virus aveva lasciato il suo corpo a combattere contro un nemico che non c’era più, provocando un tremendo stress al cuore e a quasi tutti gli organi vitali. La dottoressa ha deciso di ricoverarlo al Sant’Orsola. Ricordo come un film dell’orrore la corsa in ambulanza, di notte, a Bologna.
Siamo entrati in Terapia intensiva. Terrificante. A Cesare hanno messo un catetere venoso nel collo, era nudo e aveva circa 12 tubi attaccati per mantenere le funzioni vitali. Era sedato.
Il suo corpicino era bianco e gelato, io continuavo a fissare i monitor e il numero della temperatura. Aveva 31.8. Ho pensato di tutto. Poi la notte è passata, la successiva è stata lo stesso tremenda con la febbre che era risalita e io che mi sono ritrovata a piangere sulla spalla di un’infermiera. Ovviamente non si poteva uscire e di colpo quegli estranei sono diventati la mia famiglia. Se Cesare è vivo lo devo a loro
.

Abbiamo passato 4 giorni in intensiva e una settimana in Pediatria d’urgenza. L’8 dicembre Cesare voleva vedere l’albero di Natale in ospedale, ma è riuscito a camminare solo per metà corsia. Era troppo debole. Ma il peggio era passato. Ora siamo tutti a casa”.
Grazie è troppo poco. C’erano infermieri che gli parlavano di supereroi, altri che sono entrati in tre perché lui non voleva lavarsi e hanno trasformato tutto in un gioco. O la risonanza magnetica che sono riusciti a fargli senza anestesia perché gli hanno messo delle cuffie con la musica di Star Wars. E il modo di parlare a un bambino di 8 anni: gli spiegavano in modo semplice cosa e perché accadeva”.
Non giudico nessuno, anche io pensavo che il Covid fosse lontano da noi. Ma mi sento di dire attenti, questo virus può colpire i bambini, le famiglie sane e giovani. E noi ne siamo la prova’.