Crisanti: “Vaccino ai bimbi? Inaccettabile se causasse danni o morte. Per loro rischio Covid è quasi nullo”

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Via libera all’utilizzo di Pfizer tra i 12 ed i 15 anni. Prima la Commissione europea e poi l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – come quella europea Ema 3 giorni fa – hanno dato l’okay all’uso del vaccino anti-Covid su questa fascia d’età. “I dati disponibili dimostrano l’efficacia e la sicurezza del vaccino anche per i soggetti compresi in questa fascia di età”, rassicura Aifa. Oggi a dire la sua sulla vaccinazione in età pediatrica su Ilfattoquotidiano.it giunge Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova.

In particolare, a Crisanti viene domandato cosa significhi l’indagine avviata dai Cdc – Centers for Disease Control and Prevention americani per valutare possibili connessioni tra vaccino a mRna e miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco) verificatesi in soggetti (soprattutto maschi) dai 16 anni, in media a 4 giorni dalla somministrazione del farmaco.

“La miocardite è una complicazione che non va sottovalutata. Non si sa quanto impatto abbia sulla funzionalità cardiaca negli anni. Mi spiego, se un giovanissimo guarisce dalla miocardite ma con una funzionalità cardiaca compromessa del 10%, è una cosa gravissima”.

″È difficile fare trial sui bambini. Nelle fasi sperimentali si parla sempre di poche migliaia. Ci possono essere effetti rari riscontrabili solo su grandi numeri”, sottolinea lo scienziato.

E sul rapporto rischi-benefici nella fascia di popolazione più giovane, Crisanti dice:“Se il vaccino causasse la morte o il danno di 1 bambino su 100 o 200mila non sarebbe giustificato. Noi dovremmo vaccinare 10 milioni di giovanissimi. Anche se fossero solo 150 casi, sarebbe inaccettabile vaccinarli”.

Rispetto a chi sostiene che la vaccinazione nei bambini possa avere un effetto “scudo” protettivo per gli adulti, Crisanti afferma:“Posso confermare che nello studio di Vo’ Euganeo avevamo case, appartamenti, con famiglie di 5-6 persone, tutti gli adulti infetti, mentre i bambini niente. Non avevano prodotto anticorpi: quindi non si erano infettati, nonostante gli adulti avessero anche una carica virale altissima”.Il microbiologo prosegue sottolineando nei bambini sotto i 12 anni (fascia d’età per cui il vaccino non è ancora stato approvato), “i rischi sono praticamente nulli”.

E sulle complicanze legate alla sindrome simil-Kawasaki e Long Covid tra i più piccoli:“La malattia di Kawasaki è un evento estremamente raro tale da non giustificare il beneficio del vaccino […] Long covid, è una cosa rara e di risoluzione rapida nei bambini”.