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CULTURA

La felicitΓ  Γ¨ direttamente proporzionale alle relazioni sociali. A dirlo Γ¨ lo studio piΓΉ lungo mai condotto al mondo dall’ Harvard Study of Adult Development e durato 87 anni, nel corso del quale sono state monitorate oltre 2000 persone dall’adolescenza all’etΓ  avanzata. Lo studio, avviato nel 1938 e condotto dal professor Waldinger, ha evidenziato come relazioni affettive solide e appaganti abbiano un impatto determinante sulla salute fisica e mentale.Nel corso della ricerca i partecipanti sono cresciuti e hanno intrapreso strade diverse dal punto di vista lavorativo e famigliare, ma l’elemento che accomunava le persone piΓΉ felici e sane era aver costruito relazioni forti e legami profondi con amici, colleghi e parenti.

Non il successo dunque, non le finanze o la carriera li rendeva appagati, ma l’idea di essere stati bravi genitori, buoni amici o buoni partner e la certezza di aver lasciato un segno nella vita di qualcuno. Lo studio ha dimostrato altresΓ¬ che il benessere economico ha un impatto minimo sul concetto di felicitΓ , anzi, gli uomini e le donne in carriera che avevano dedicato la loro vita al lavoro e al raggiungimento di uno status, in vecchiaia non erano felici e si pentivano di non avere vissuto a pieno la vita per la carriera.

La ricerca ha evidenziato inoltre che le persone con buone relazioni erano non soltanto felici , ma anche piΓΉ longeve e in salute e presentavano minor rischio di malattie cardiovascolari, di diabete, artrite e demenza senile. Secondo il professor Waldinger questo Γ¨ dovuto al fatto che quando un organismo Γ¨ costantemente sotto stress produce alti livelli di cortisolo, ormone che danneggia cuore, cervello e aumenta la pressione sanguigna, mettendo il corpo umano in una modalitΓ  di allarme continuo.

Questo meccanismo, che serviva all’uomo primitivo per guardarsi e difendersi da belve feroci, oggi non ha piΓΉ motivo di esistere. Per questo, un corpo in costante allerta, produce elevati livelli di ormoni dello stress, che provocano infiammazione cronica e aumentano il rischio di malattie. Instaurare rapporti di fiducia ed empatia con gli altri avrebbe un potere calmante su corpo e mente, l’isolamento sociale invece aumenterebbe il livello di stress e terrebbe l’organismo in una modalitΓ  di attacco o fuga, che a lungo andare provoca danni alla salute paragonabili a quelli di fumo e alcool.

Incontrarsi con gli amici, chiacchierare, giocare a carte, praticare sport in compagnia e fare pranzi conviviali sarebbero una vera e propria palestra per il nostro cervello, rallentando invecchiamento e declino cognitivo. Dunque le relazioni interpersonali andrebbero curate e annaffiate con una serie di attenzioni quotidiane, non solo per il gusto di stare insieme, ma anche per il senso di benessere e felicitΓ  che ci danno. La felicitΓ  dunque non come ricchezza finanziaria o accumulo di beni materiali, ma come capacitΓ  di apprezzare le piccole cose e di aprirsi e donarsi agli altri, coltivando relazioni autentiche…ovviamente reciproche!

PerchΓ© come diceva Albert Einstein:”La felicitΓ  non si puΓ² comprare, Γ¨ il risultato dell’amore e della comprensione che diamo agli altri. “