Lopalco: “In aula ci si contagia, studenti a casa fino a fine aprile”

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Le lezioni in classe sono troppo rischiose con questo quadro epidemiologico e con l’impatto delle varianti, secondo l’epidemiologo Pierluigi Lopalco.

“Ora anche quelli che dicevano che la scuola è sicura e non è un luogo di contagio cominciano a tentennare o a ricredersi: bisogna prendere atto che, con questo quadro epidemiologico, e con l’impatto delle varianti, insistere sulle lezioni in classe è troppo rischioso”, dice Pierluigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della regione Puglia, in un’intervista a La Stampa.”Anche gli esperti del Cts sembrano essersi convinti. Fosse per me, manterrei la didattica a distanza prevalente fino a fine aprile”.

Il punto della didattica in presenza è in discussione nel nuovo Dpcm, il primo del governo di Mario Draghi.
L’ipotesi che prevale, per ora, è quella di prevedere la Dad in tutte le scuole nelle zone rosse regionali o locali o dove si registra il superamento di una determinata soglia di incidenza che dovrebbe essere di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. L’altra ipotesi è di valutare l’incidenza di 100 contagi settimanali su 100mila abitanti e viene supportata da altre componenti.

A confermare la necessità di una stretta sugli istituti scolastici c’è anche uno studio dell’Istituto superiore di sanità che traccia l’andamento dei contagi in età scolare da settembre a gennaio e che arriva fino a inizio febbraio. La curva accelera dopo metà gennaio, quando cambia l’andamento nella fascia 10-19 che comincia ad aumentare mentre in quella 0-9 si mantiene sensibilmente più bassa, con 200 casi ogni 100mila abitanti.

Da lunedì 1° marzo la didattica a distanza torna in Campania, Basilicata e Abruzzo. Il Molise sta valutando, in Puglia gli studenti sono a casa dal 23 febbraio. Nelle altre regioni sono state predisposte chiusure a livello locale, come nelle province di Bolzano, Brescia, Perugia, Siena e Pistoia; in 8 comuni bergamaschi, in 31 del Ponente ligure e in 6 del Lazio; ad Ancona e a Macerata nelle Marche; in Emilia-Romagna scuole e università chiuse a Bologna e Imola (restano aperti solo nidi e materne).