San Gennaro, il sangue non si è sciolto

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E’ la seconda volta, era già accaduto nel dicembre 2020. Nell’omelia don Battaglia invita a denunciare camorra, corruzione e malaffare e ricorda gli ultimi delitti che hanno ferito la città 

Non si è ripetuto il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro, patrono di Napoli. Al termine della celebrazione eucaristica, dall’altare è stato annunciato che il sangue del santo era ancora solido.

E’ la seconda volta che il sangue non si scioglie, la prima del 2021. L’occasione precedente è stata nel dicembre 2020, quando le reliquie del sangue sono rimaste solide. Anche quest’anno, come nel 2020, il miracolo di maggio si è svolto all’interno della chiesa cattedrale senza la processione dei busti di San Gennaro e dei compatroni dal duomo alla basilica di Santa Chiara, nel centro storico della città. La cerimonia si è svolta, nel rispetto delle normative anti contagio, senza i fedeli, in una atmosfera surreale per una cerimonia che, di norma, ha sempre visto una immensa partecipazione di popolo.

L’omelia di don Battaglia: “Denunciare la camorra, la corruzione e il malaffare”

Dal sangue di San Gennaro arriva un messaggio di “annunciare, denunciare e rinunciare”, ha detto l’Arcivescovo Metropolita di Napoli don Mimmo Battaglia nella sua omelia al Duomo. “Annunciamo il Vangelo – ha detto – senza timore, la città ha bisogno del Vangelo per tornare a sperare con la linfa vitale della fiducia e dell’amore nei tanti deserti che sono nei vicoli, nelle periferie, nelle case. Denunciamo ciò che inquina il tessuto sociale, che allontana il popolo dal sogno di Dio di pace giustizia e comunione. Il nostro martire ha mostrato che un credente non arretra di un millimetro dinanzi al bene che per esso è disposto a dare vita. Come comunità saremo capaci di fare altrettanto denunciando il malaffare, cultura camorristica, la corruzione imperante?”.

L’arcivescovo ricorda gli ultimi delitti. E rivolge un pensiero ai disoccupati e agli operai Whirlpool

L’arcivescovo ha sottolineato poi al popolo che “tutti siamo coinvolti dal grido di giustizia” che arriva “da quel sangue e da qualsiasi fratello perché ci riporta a Cristo. Il sangue parla ed è vivo come viva è la sete di giustizia e il bisogno di normalità e prossimità reso più impellente dalla pandemia”. Mons Battaglia ha, poi, citato delle storie della città di Napoli: “Il sangue ci racconta – ha detto – di Maurizio, morto per difendere la figlia da logica camorristica, di Giovanni che ha speso ogni giorno della sua esistenza per assicurare il futuro al figlio disabile ed è morto senza la certezza di una comunità capace di costruirlo, di Ornella  e Fortuna che hanno speso il loro sangue colpite dalle mani di chi avevano amato. Ci introduce nelle periferie dell’esistenza, ai piedi di Concetta e dei tanti anziani invisibili lasciati soli da tutti. Ci narra di Salvatore e Tina e di tutti i ragazzi di Napoli a cui un sistema economico, un sistema di vita egoistico e il cancro della camorra stanno rubando il futuro. Delle tante famiglie della Whirlpool e dei tanti disoccupati che non chiedono lavoro per dignità. A loro il mio pensiero e vicinanza nel 1 maggio”.