Un cuore trasportato in un contenitore comune, coperto da ghiaccio secco: sembra la scena surreale di un film, di un’Italia in bianco e nero di fine anni 60 , invece Γ¨ la triste sorte capitata al piccolo Domenico, 2 anni e 4 mesi, affetto da grave cardiopatia, cui Γ¨ stato trapiantato lo scorso 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli un cuore danneggiato, bruciato dal ghiaccio.
Il cuore, proveniente dal San Maurizio di Bolzano, avrebbe viaggiato coperto da ghiaccio secco e, non avendo mantenuto la temperatura di -80Β° necessaria al trasporto, sarebbe arrivato compromesso.
Ciononostante l’equipe del Monaldi avrebbe deciso di impiantarlo ugualmente, in quanto al bimbo era giΓ stato espiantato il suo.
Il piccolo, ora in terapia intensiva, attaccato all’ECMO, una macchina che sostituisce il cuore tramite circolazione extracorporea del sangue, presenta un’emorragia cerebrale in corso, un’infezione da batterio e un’insufficienza funzionale avanzata di tutti gli organi vitali.
Dopo il parere negativo espresso dalla Commissione Medica dell’Ospedale Bambin GesΓΉ di Roma sulla possibilitΓ di effettuare un nuovo trapianto di cuore, i genitori del bimbo, in accordo con i medici e con il proprio legale, hanno deciso di avviare le cure palliative del fine vita.
Nelle ultime ore si Γ¨ verificato un rapido e progressivo peggioramento delle condizioni di salute di Domenico, al quale ora vengono somministrate unicamente terapie salvavita, senza alcun accanimento.
Nell’ambito della Pianificazione Condivisa delle Cure, decisa dai medici e dai genitori, si punta a mettere al centro la dignitΓ del paziente, evitando cure ritenute ormai inutili, salvo alleviare le sue sofferenze.
Questa storia, che ha come protagoniste due mamme, nasce da un duplice dolore, quello della madre che ha deciso di donare il cuore del proprio figlio morente e quello della mamma del piccolo Domenico, affetto da grave cardiopatia che ha atteso a lungo quel trapianto.
Ma quello che doveva essere un dono, un atto di estrema generositΓ da parte di chi, pur nel dolore decide di “regalare” il cuore del proprio figlio per dargli un’altra vita, per offrire una speranza ad un altro bimbo, ad un’altra mamma, si Γ¨ trasformato in un incubo che ha decretato di fatto la condanna del piccolo.
E questo per la sciatteria e la superficialitΓ con cui Γ¨ stato gestito il trasporto dell’organo, che doveva essere un regalo prezioso, un dono di vita, di speranza, buttata via.
Il piccolo Domenico Γ¨ diventato il figlio di tutti gli Italiani che, col fiato sospeso pregano e sperano in un miracolo, laddove la medicina ha esaurito il suo compito.
Al momento la Procura di Napoli ha iscritto 6 persone nel registro degli indagati tra medici e paramedici e il Ministro della Salute ha disposto l’invio degli ispettori in entrambi gli ospedali coinvolti.
Ma questi per una mamma sono solo dati, numeri, atti dovuti, che non modificano per nulla al mondo il dolore di chi sta vedendo spegnersi una parte di sΓ©.
C’Γ¨ un momento in cui la scienza si ferma e la speranza si assottiglia.
Γ il momento in cui le parole devono lasciare il posto al silenzio e al rispetto… e in quel silenzio prende forma il coraggio di lasciare andare.
