A 5 mesi dall’introduzione della circolare ministeriale sull’estensione del divieto di utilizzo del cellulare in classe anche nelle scuole secondarie di secondo grado, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha deciso di fare il punto sulla situazione attuale, avviando un monitoraggio nazionale in tutte le scuole coinvolte.
Il Ministro ha annunciato infatti l’invio di un questionario a tutte le scuole italiane, per verificare l’applicazione del divieto, disposto dalla circolare.
Con il questionario, preparato dai tecnici del Ministero, si punta a verificare se e come la norma sia stata inserita nei regolamenti scolastici interni e nel patto di corresponsabilitΓ tra scuola e famiglia e come venga applicata.
Il Ministro vuole appurare se i cellulari vengono ritirati all’inizio dell’orario scolastico e consegnati a fine giornata e se le scuole si sono dotate di appositi contenitori o cassetti per il ritiro.
Intende altresì valutare caso per caso le soluzioni adottate dai singoli istituti.
Nel questionario le scuole dovranno anche dimostrare di aver intrapreso o meno iniziative di cittadinanza attiva, volte ad informare studenti e famiglie sui rischi derivanti dall’uso inconsapevole dello smartphone e sui pericoli delle dipendenze da abuso di tecnologia.
Le scuole dovranno provare di aver svolto progetti che mirano a coinvolgere le famiglie sulle nuove regole e se sono stati fatti incontri formativi con i genitori, al fine di informarli sui rischi delle nuove dipendenze.
Nel questionario sono previste anche domande sui risultati concreti ottenuti dopo il divieto; se ci sono stati cambiamenti comportamentali negli studenti, miglioramenti nel profitto e nelle relazioni di classe, per valutare l’efficacia della circolare ed eventualmente rafforzare la norma.
Peccato perΓ² che molte scuole superiori abbiano optato per una interpretazione piΓΉ soft della circolare ministeriale.
In tanti casi, infatti, i cellulari non solo non vengono ritirati all’inizio delle lezioni, ma le scuole non si sono neppure dotate di cassettiere o di un qualsiasi contenitore che permettesse di applicare la norma seriamente.
In alcuni istituti Γ¨ stato semplicemente chiesto agli studenti di tenere il telefono nello zaino, pena una nota disciplinare.
Ma i ragazzi, si sa, fanno i ragazzi e di fronte ad insegnanti che chiudono un occhio, a volte anche due, quando qualcuno di loro sfila abilmente lo smartphone dallo zaino e comincia ad usarlo, non possono fare altro che approfittarne, aggirando il divieto.
E dinanzi alle rimostranze di qualche genitore che lo fa notare, si trincerano dietro una scusa lapidaria: “Non possiamo fare i carabinieri in classe.” I carabinieri no, ma magari gli educatori sΓ¬.
La veritΓ Γ¨ che la scuola secondaria ha smesso di formare i nostri figli, Γ¨ diventata un diplomificio dove occorre seguire un certo iter imposto dai programmi ministeriali, ovvero un tot numero di verifiche e interrogazioni a quadrimestre e un determinato numero di ore di progetti alternanza scuola-lavoro…quando vengono fatti ovviamente!
La scuola non sta piΓΉ formando i ragazzi, non Γ¨ in grado di valorizzare le singole individualitΓ , anzi, insegna la competizione malsana di chi corre da solo e non come parte di un gruppo.
Le famiglie fanno quello che possono, la scuola invece ha rinunciato a qualsiasi funzione educativa e formativa, valorizzando solo chi si inserisce perfettamente nelle dinamiche del sistema.
Per mancanza di fiducia degli insegnanti nei confronti di questa generazione, per mancanza di una riforma dei programmi scolastici ormai vetusti e anacronistici o forse semplicemente per una evidente e lampante mancanza di vocazione all’insegnamento, inteso come preparazione alla vita.
Insegnare infatti significa lasciare un segno, imprimere qualcosa nella mente di un giovane, essere un esempio, una figura carismatica, ispiratrice; significa accendere un fuoco nella mente di uno studente e fargli scoprire le sue potenzialitΓ , non assegnare centinaia di pagine da studiare.
I voti sono numeri legati ad una prestazione e un ragazzo che non viene ascoltato e che non ha altro modo di farsi conoscere, studia per sentirsi visto, apprezzato e, non avendo ancora gli strumenti per capirlo, finisce per identificare il proprio valore con quel numero, il voto appunto punto.
I ragazzi di oggi saranno gli uomini di domani, rappresentano il nostro futuro e una scuola che non si mette in ascolto, che non forma, ma assolve meramente le sue funzioni, non Γ¨ in grado di prepararli alla vita!
